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Cos’è la sindrome post-COVID e come affrontarla al meglio

Le persone attualmente guarite dal COVID-19 sono, soltanto in Italia, oltre due milioni: questo significa che si sono “negativizzate” al virus dopo averlo affrontato con una sintomatologia molto variabile. Tale situazione apre ora scenari nuovi e ancora in via di definizione rispetto a quella che viene già definita la sindrome post-COVID.

Si stima che tale condizione colpisca tra il 50 e l’80% dei pazienti che sono guariti dall’infezione, e che sia del tutto indipendente dalla gravità dei sintomi che hanno caratterizzato la malattia. Tra i principali indicatori della sindrome post-COVID figurano, anche a molti mesi dalla guarigione, stanchezza cronica, dolori muscolari, difficoltà respiratorie e problemi cardiaci. Alcuni di questi sintomi possono rivelarsi debilitanti e possono condizionare la qualità della vita della persona, talvolta impattando anche sulla sua attività professionale.

Il Dr. Evasio Pasini, Medico Cardiologo e Patologo Clinico, già professore a.c. presso l’Università degli Studi di Brescia commenta: «Recentissimi studi hanno dimostrato che il più ricorrente dei sintomi, la stanchezza, è presente in circa l’80% dei pazienti considerati. Molti pazienti hanno persino difficoltà a salire un piano di scale o ad alzarsi dal letto. Seguono: la dispnea, o fame d’aria, che è presente nel 65% dei casi, ed i dolori diffusi (incluso quello al torace) riferiti nel 5% dei casi».

Guarda l’intervista di approfondimento al Dr. Pasini

Il SARS-CoV-2: un virus che attacca quasi tutte le cellule dell’organismo

Secondo il Dr. Pasini, la causa di questi sintomi potrebbe essere ricercata nell’alterazione della disponibilità di ossigeno nel sangue causata dalla ridotta capacità polmonare di diffusione di ossigeno. Tuttavia, spiega il medico, «è interessante notare che solo una minima parte dei pazienti con sindrome post-COVID ha avuto una grave insufficienza respiratoria acuta. Ma i sintomi postumi, in particolare l’astenia e la fatica, sono presenti anche nei pazienti che hanno avuto sintomi molto leggeri (quali la febbre) con o senza tosse per alcuni giorni e/o semplici dolori articolari simili a quelli influenzali.»

Si potrebbe quindi ipotizzare un meccanismo diverso alla base della sindrome post-COVID, e, più nello specifico, relativo alle modalità di replicazione del virus.

Il virus SARS-CoV-2 attacca le cellule dell’organismo, le quali sono costituite da diverse molecole, tra le quali figurano le proteine, a loro volta composte da catene di aminoacidi. Il virus scinde le proteine per poter utilizzare gli aminoacidi e dar vita a nuovi virioni, identici al virus di partenza.

Spiega il Dr. Pasini: «In questa fase si attivano anche le difese immunitarie, e ciò crea una forte infiammazione, causando quella “tempesta citochinica” di cui si è molto parlato. Sia L’attacco diretto del virus alle cellule sia la “tempesta citochinica” causano importanti alterazioni metabolico/strutturali delle cellule colpite, che perdono le loro capacità metaboliche/funzionali. È come se le cellule del nostro corpo operassero al 30-50% della loro normale funzione, ed occorre tempo perché la cellula, se non viene uccisa dal virus, ripristini il proprio patrimonio sia strutturale sia energetico per ritornare a svolgere le proprie normali attività funzionali/metaboliche».

Il COVID-19 attacca quasi tutte le cellule dell’organismo, ma i suoi sintomi sono prevalentemente polmonari perché la prima struttura anatomica con cui il virus SARS-CoV-2 entra in contatto è quella delle prime vie respiratorie. Tuttavia, è ormai assodato che esistono altri sintomi extra-polmonari collegati all’infezione, che interessano altri organi e sistemi come il cervello, i muscoli, il cuore, i reni e il sistema cardiocircolatorio.

Inoltre, il danno cellulare può essere amplificato dai processi di lisi virale, che demoliscono gli enzimi Eme (caratterizzati dalla presenza di atomi di Ferro al loro interno e fondamentali sia per la produzione di energia sia per l’effetto detossificante contro specifiche molecole e contro i radicali liberi dell’ossigeno) e liberano le molecole di Ferro, innescando una reazione che genera la morte cellulare indipendentemente dall’infezione virale: la cosiddetta ferro-apoptosi.

Il Dr. Pasini afferma che: «semplici valutazioni plasmatiche, quali la ferritina, l’albumina e l’emoglobina, ci indicano quanto è stato grande il danno cellulare virus-indotto di lisi proteica, inclusa la demolizione degli enzimi Eme».

Guarda l’intervista di approfondimento al Dr. Pasini

Riabilitazione post-COVID: l’importanza dell’integrazione di vitamine e aminoacidi

In funzione di quanto spiegato finora, risulta dunque fondamentale che il paziente possa essere sottoposto a una corretta riabilitazione post-COVID, la cui definizione seguirà a una diagnosi puntuale effettuata tramite esami ematici specifici (emocromo con valutazione della cinetica del Ferro, PCR per testare il grado di infiammazione, albuminemia per quantificare l’alterazione del metabolismo proteico e, infine, dosaggio di vitamine importanti per il metabolismo proteico, come la D, la B12, la B6 e l’acido folico).

La valutazione degli esiti di questi esami permetterà di intervenire in modo specifico attraverso un rafforzamento delle vie metaboliche cellulari, sia grazie ad un adeguato programma di attività fisica sia al supporto alla formazione di nuove molecole, come le proteine. In quest’ultimo caso, sarà quindi necessaria un’integrazione ad hoc con vitamine e aminoacidi per la gestione di eventuali carenze.

«Dati scientifici preliminari indicano che la supplementazione con vitamine e specifiche miscele di singoli aminoacidi, prevalentemente essenziali, formulata in base ai bisogni metabolici dell’essere umano, aiutano le cellule a ripristinare il loro patrimonio metabolico e la loro funzionalità. Quindi, e sempre sotto controllo di un medico specialista, fare riabilitazione motoria adeguata alla persona ed introdurre supporti nutrizionali, quali-quantitativamente adeguati ai bisogni cellulari, aiuta senz’altro il recupero in caso di sindrome post-Covid,» spiega ancora il Dr. Pasini, precisando che «i nove aminoacidi essenziali (Leucina, Isoleucina, Valina, Lisina, Metionina, Fenilalanina, Treonina, Triptofano, Istidina) dovranno essere assunti categoricamente con l’alimentazione o, in alternativa, con appositi integratori, dal momento che il nostro metabolismo non è in grado di sintetizzarli da sé».

«Il perfetto mix aminoacidico deve contenere gli aminoacidi nel rapporto, fra di loro, uguale a quello richiesto dall’organismo e nell’essere di altissima qualità e purezza, valutata e garantita per ogni singolo lotto» conclude il Dr. Pasini.

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